vorrei saper disegnare quattro righe che non siano solo di carne e dolce dolore, dipingermi le braccia di sole e non del solito nero blu inchiostro e vorrei che fosse poesia anche il respiro che la luna disegna stasera sui becchi adunchi degli alberi sotto queste sberleffi e spinte di pioggia.
penso alla luce acerba di quei s e d i c i anni sputati via dal vento nel crocevia di ritratti e ricordi, quelle mani che non accoglieranno più una madre ed un padre.
e riannodo un dolore che non dimentica, una voce che non dice e raccolgo i capelli intrisi di nulla, perdendomi la fiaba che a mezzanotte ridiventa zucca.
la pace sbuccia la terra alle 4 di una domenica mattina piena di pleiadi sornione, nel grembo la madre che allunga un singhiozzo e scrolla le vite a partire dai santi.
cocci sparsi, ancora e non demorde l’onda anomala come se tutto si tagliasse in piccoli pezzi e che a combaciarli ci fosse un gotico giullare dalle dita viscide.
mancano i giorni più belli, quelli con la mano di mia madre che stringe forte per ogni mio singhiozzo e mi sussurra un non temere ci sono io con te.
questa terra chiama le sue vite e noi siamo soffici piume stranite e intrise di poesia.

[20.05.2012]

Katatonia – In the white

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