erigere immortalità [2]

vorrei saper disegnare quattro righe che non siano solo di carne e dolce dolore, dipingermi le braccia di sole e non del solito nero blu inchiostro e vorrei che fosse poesia anche il respiro che la luna disegna stasera sui becchi adunchi degli alberi sotto queste sberleffi e spinte di pioggia.
penso alla luce acerba di quei s e d i c i anni sputati via dal vento nel crocevia di ritratti e ricordi, quelle mani che non accoglieranno più una madre ed un padre.
e riannodo un dolore che non dimentica, una voce che non dice e raccolgo i capelli intrisi di nulla, perdendomi la fiaba che a mezzanotte ridiventa zucca.
la pace sbuccia la terra alle 4 di una domenica mattina piena di pleiadi sornione, nel grembo la madre che allunga un singhiozzo e scrolla le vite a partire dai santi.
cocci sparsi, ancora e non demorde l’onda anomala come se tutto si tagliasse in piccoli pezzi e che a combaciarli ci fosse un gotico giullare dalle dita viscide.
mancano i giorni più belli, quelli con la mano di mia madre che stringe forte per ogni mio singhiozzo e mi sussurra un non temere ci sono io con te.
questa terra chiama le sue vite e noi siamo soffici piume stranite e intrise di poesia.

[20.05.2012]

Katatonia – In the white

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Un pensiero su “erigere immortalità [2]

  1. iole

    quell’*onda anomala* che così spesso appartiene all’uomo, che tropppe volte fa terremoti di pure vite, che calpesta la poesia che potremmo essere

    come te, mi stringo alla sofferenza che non trova risposta

    ciao.

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