Occhi di bambola

questo panico che chiude l’acqua
nella carne che a cappio sbuccia occhi di ceramica
e si fa notte in un rigurgito di bolle
quando sotto le unghie mi restano
solo le favole fuggite
nell’apparente scompiglio di capelli a galla
nel boato di un ricordo come di garze
nella durezza del calcare che genera ritorni
e spianare il vortice di un letto che si fa ninnolo
o un lamento che sia silenzio
come quelle bambole appese al banale gesto
di una solitudine finita

[inedito 2012]©A.Taravella

Sonne Hagal – Ragnarok

photos by Helen Warner

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5 pensieri su “Occhi di bambola

      1. quandolibuttivia

        A pietraligure ci andavo sempre da piccolo, mio zio aveva la casa lì. Mi ricordo il cielo con le nuvole così dense e consistenti quasi fossero panna montata, il mare cresco e i sassolini che veniva sommersi ogni volta. Le scalinate di pietra, il sali e scendi delle stradine. Quasi fosse un altro mondo, quasi fosse un’altra epoca…

      2. morfea Autore articolo

        ha quei monti, pietraligure, che come tutte le città liguri, sembra nel bene e nel male che la terra voglia proteggerle dal resto del mondo, farle belle di mare, con quel vento e quel sapere di mare che è la loro bellezza.

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