Romina Dughero

mi ero persa alle prime ore di una rima nel formulario di un diritto – parola
la mia orma negava la caduta
stavo là con una stella dedicata

[Elina Miticocchio]

impagliata nei rettilinei di rami abbarbicati in un tuffo di parole
un bosco ammainato come vela a solcare soffici piume d’erba
e ognuno chiede un bacio da rovesciare nell’impasto di neve e cose

[Antonella Taravella]

Maggie Taylor

in nave e casa ribalto il sentire:
quel bacio è già orma sulla pelle
nuda vela che spiega il mare
mentre la rete impiglia rime e rami
e oltre il dicibile verdi riconoscimenti

[Angela Greco]

Do Duy Tuan

la giornata era parsa verde -linea
difesa di rosa che non vuole appassire
stordimento nel bianco
annunciato lo scrivere
la lontananza dal mallo
a placare l’impronta rotolata
farsi strada la parola vociata
pro-rotto silenzio in sillabe

[Elina Miticocchio]

Evangelina Prieto Lopez

nulla offusca il sole stamane
dritto lo sguardo posato sul crinale
rinfrange il verde dello stelo
sulla neve fresca di primavera
è pianto intatto di meraviglia
un tulipano rosso aperto
sulla guancia a raccogliere
lacrime appena sgorgate

[Cettina Lascia Cirinnà]

GianGiacomo Pepe

ve(r)di gli occhi dalla lontana visione
raccolgo in petali parola ed ora
vago tra i fili della notte accesa di stelle
e guardo il confine del nuovo giorno
e leggo…

[Angela Greco]

Romina Dughero

trascinandomi una sola vocale sulla pelle
ti chiedo un silenzio da tenere
in quest’orlo di briciola che suona

raccolgo con 5 dita
la sabbia di un perdono
che sconcia il sorriso
nell’increspo di vento

[Antonella Taravella]

e per finire poichè gli occhi sono finestre quasi al buio
pongo l’orecchio al silenzio di una porta
smerigliata veduta
apparente rappacificazione
la matassa dei numeri
che non saprei contare

[Elina Miticocchio]

Maggie Taylor

so infine di un movimento
nel silenzio e nell’ascolto
velato a lungo negato
sgorga improvviso
fiume sotterraneo
-parlare di eterno fa paura-
è più facile sentirlo
nelle visioni della notte

[Maria Allo]

Romina Dughero

sorveglia la pietra e i cento grani attorno ad una voce
una grammatica da niente se volgo gli occhi al calendario acceso / stelle stese come foglie poi pesche rosse e soli
e dileguo in un sogno che sonno mi porta chiudo il silenzio
ne faccio terrazza d’estate
chè i sogni mi trovino sveglia
chè il corridoio – cuscino trattenga i cento gerani
cresciuti in una mano per gioco tutto da scoprire

[Elina Miticocchio]

Romina Dughero

slacciami dai tuoi legami d’ombra
trattienimi in voli e parola
ho un suono tra le mani dal sapore acre
che pure sa ancora di te
verde richiamo all’altrove
spina fiorita nell’angustia di un giardino
irrivelabile a questi tempi
impietosi di amanti

[Angela Greco]

Katarzyna Dietrych

sono qui e aspetto
labile parvenza di un mistero
stasi di volo mai rinato
non cresce la voglia se non di averti
fuori da ogni regola

ansito di un respiro ingabbiato
nell’attesa di un flebile ciao
che non perdona

sono qui e aspetto
ma è attesa vana
gocciola ore di larve stranite
un antro vuoto
mi adatto o mi accascio
dentro il petto
tante vite mi attraversano
e la tua

[Maria Allo]

Duy Huynh

vorrei un giorno rinascere
camelia bianca
tra le tue braccia
vergine di pensieri
mi addormenterei

raggiungerei
come vela stanca
nel tuo approdo
solitario
il mio destino

porterei come regalo
un sorriso
e fiori di ciliegio
tra i capelli
ornamento muto
dei miei giorni futuri

insieme
a te
sconfiggerei
la noia

[Cettina Lascia Cirinnà]

Web

quanti luoghi sulla lingua curiosa e sulle dita
e dimensioni nelle vastità del ventre indefinito
femmina d’amore circolare magia liquefatta
per rincorrere l’armonia d’ogni respiro
quando abbiamo perso la misura?

intanto non parliamo
mentre ci divora l’uno che è in noi
e di spalle –che tenerezza- si chiede perché

[Sebastiano A. Patanè]

Matt Fry

asciugare i passi con un soffio di sole
raccontare al piede e alla pianta
una destinazione che sia morbida
come il trifoglio e i tuoi capelli
intrecciati
finemente al mio polso
che scioglie al mio pensarti
che porta in dono ali
negli sbaffi che indosso con la cipria
e le lente agonie delle mani

[Antonella Taravella]

Beskadahl

Ed era un incubo d’orgia
un innesto di viso tagliato
la guardia dei seni,
l’alba una scala infinita,
una scala infinita.
Torni ogni notte,
mi sveglio all’ombra
il gelo è l’assenza,
è scabra la stanza
di tenebre e lombi d’uomo

[Meth Sambiase]

Francesca Woodman

Concedersi distorsioni di colore
Mentre tutto appare infinitesimale
piccolo
Un microrganismo di falesie
che puntano a nord e ancora più su
lì dove è possibile derivare.

E poi condividerci;
Come fossimo lo stesso odore
La prima pagina di un libro
E l’ultima da sussurrare

[Gianluca Corbellini]

Anke Merzbach

Il cinguettare triste del fumo
s’affretta a cingere il cocktail d’oro di Dali’
nel bacio limite
di un viaggio.

Come una vestizione
brulicare
e poi annegare
alchimia elastica e teatro
di fiume verde astratto
che dalle tempie scivola ai piedi
leccandoti come un’alga maliziosa.

[Mezzanotte]

Romina Dughero

la partenza ramifica cotoni di nuvola
spiuma l’avanguardia di un bottone
nel flusso umido di pioggia cic ciac
e polvere d’inchiostro
una parola capriola d’ombra
albeggia muta richiesta
a riflettersi tra i contorni un volto
cono – di luce – tra contorni d’albero

[Elina Miticocchio]

Graca Loureiro

la partenza si racconta nel passo stretto di una scarpa
o nelle tempie umide di pioggia, che camminano
pozzanghere d’inchiostro

io non so replicare questa inciviltà,
attendo muta l’esorcismo
spiazzante
che rinverdisce ogni fitta di gloria
raccolta in una coppa di ferro o nelle mani
salate dal mare

[Antonella Taravella]

Porcupine Tree – Trains [Ambient Version]

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