Avessimo voluto rispondere solo a domande
mute, a preparativi di moto. Ma ci fu
quella improvvisa e fatale trasgressione…

L’infinito non risolto e non compreso: un tutto stabilito,
che accede e non accede, come la morte, come
un altrove che un fuoco narra all’aria prigioniera.

Prossimo è il tempo in cui solo quanto rimase
inesplicato ci potrà reclamare.

Respingere il futuro al largo di sé per mantenere
una resistenza, lo spiegamento di un fumo.

Tu dispieghi i tuoi invincibili rifiuti, terra. Hai
frantumato, seppellito, rastrellato! Quello che non
accettiamo, la
cui impudenza ci disoccupa, da te non otterrà
rinvio.

La notte in cui la morte ci accoglierà sarà piana e
senza tara; quel po’ di scirocco un tempo assegnato dagli
dèi che diventa un fresco alito distinto dal primo
che si era aperto in noi.

Tenne in cima la rosa sino al termine delle
proteste.

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