.engine.

la preghiera che esce dalle tue dita, è arrogante,
cresce attraverso le spaccature di certi argini
che ti portano agli angoli, nei muri che chiedono
altre voci, parole che scivolano e si fanno umide
come il desiderio, infilato in questo dolore, che rende
più umana la mia disperazione, la mia voglia più sacra
e ti spezzo il pane, le briciole sul letto, l’occhio pieno
la musica che esce dalle labbra è un ritornello fatto
di pioggia, nella corsa che gira l’inverno alle caviglie

[inedito 2011]©Antonella Taravella

Autechre – 444

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2 pensieri su “.engine.

  1. marcogas78

    Allorchè le stanze sono vuote, e i fulmini che spezzano il cielo notturno non contemplano più un viso fra le gambe, la tenerezza dell’abbandono, quando la conseguenza del proibito si rappacifica con l’urgente quanto discreta necessità di vivere abbarbicato a chi sa preservare la fiamma –

    L’inverno non lascia avanzi.

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