la preghiera che esce dalle tue dita, è arrogante,
cresce attraverso le spaccature di certi argini
che ti portano agli angoli, nei muri che chiedono
altre voci, parole che scivolano e si fanno umide
come il desiderio, infilato in questo dolore, che rende
più umana la mia disperazione, la mia voglia più sacra
e ti spezzo il pane, le briciole sul letto, l’occhio pieno
la musica che esce dalle labbra è un ritornello fatto
di pioggia, nella corsa che gira l’inverno alle caviglie

[inedito 2011]©Antonella Taravella

Autechre – 444

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