il dolore è la conta che manca ad una mano,
come sgretolarsi ogni sera, affacciandosi dentro
alla polvere, nella scheggia di vetro che ci divideva,
riparo che cercavo e nei suoni schiodati a mani nude,
certi graffi disegnano percezioni, sfilare da un taglio
le grida e aspettare un fiotto lungo la pelle
che spinga sui polsi ogni primavera saltata,
strapparsi l’unghia che sanguina e perderla sotto
i cuscini in quelle notti di luce, circondarsi le braccia
e farsi alveare, schiuso solo per i prossimi inverni.

Sigur Ros – Sæglópur

[inedito 2011]©Antonella Taravella

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