Si ritrovò a tapparsi la bocca con le sue acerbe dita e mentre l’aria profumava di terra capì d’essere stesa fra foglie di pino e fiori azzurrini piccoli e tondi che la guardavano con occhi sconfitti e inoltre comprese d’essere nel bosco,d’essersi persa all’ora del thè e di avere ancora nelle tasche i biscotti speziati di mamma.
Si alzò smarrendo gli aghi di pino infilatasi fra le pieghe del suo abitino rosa e smuovendo la chioma nera s’incammino leggera con occhi appesi al cielo e al suo soffitto di nuvole bianche.
Canticchiò la canzone che mamma gli sussurrava sempre prima di chiudere la porta della sua cameretta e con passo svelto cercò di ricordarsi la strada che come sempre mutava ad ogni suo battere di ciglia.
Calde lacrime cominciarono a rigarle imperterrite le guance e con occhi smussati dal vento comprese l’errore d’essere curiosa farfalla, prima o poi la tela fitta e affascinante di un ragno l’avrebbe intrappolata per sempre.
Capì d’essersi persa,capì che la strada di casa non era quella all’orizzonte e sotto quel sole che ride,capì che il guaito in lontananza non era di Pinky ma era suo,che piangeva e rideva mescolandole sulle labbra ormai esangui.
Le sue dita cominciarono a prendere forme ramificate e i suoi piedi,difficili da muovere il fogliame appariva lussurioso fra le sue ciglia e in un batter d’occhio si trasformò in albero.
Frutti e fiori crebbero a profusione e le lacrime che seguirono furono resina e clorofilla, si crearono, in seguito alle piogge, mareggiate di pozze d’acqua, succulente per gli animali che accorsero vedendo questo piccolo paradiso crescere ed invadere il bosco prima secco ed ora meraviglioso e profumato.

© A.Taravella, presente in”Vertigini Scomposte”, ed. smasher 2009

opera di Orodè

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