[la prima tenebra.]

mi sono fermata quando hai steso la tua mano sul petto
ti ho parlato senza voce, circondandoti i polsi, con la lingua
uno_dopo_l’altro
ho invaso la tua aria, lì dove i polmoni non rantolavano
tu sei la provocazione della mia tragedia, l’assoluto
una mancanza, lo strappo sulle vesti, orlo scucito
di un prezioso fastidio per la mia memoria.

[la seconda tenebra.]

il respiro si è fermato_nell’avambraccio
il sangue scorre, piacevole, caldo, denso
siamo ciò che non vogliamo, per utilità_raffinata
limitiamo i danni dell’amore, con un sano odio nei polmoni
abbiamo questa memoria corta, questo produrre insomnie
dando impronte salate alla schiena piegata/sperma incivile
sulle vertebre curve ed un cuore in_fiamme

[la terza tenebra.]

ho un tempio di nebbia e di nulla, seguo l’indice scarno
l’amore spolpa/contrae, nella dimenticanza del verbo
partorisco la paura, l’imprecisa ferita, “l’ombra del vento”
sono parola, poi, da manipolare con cura difficile
il suono di quando ti prendo in bocca e ti succhio,
tornandoti_addosso.

[la quarta tenebra.]

affamata, capovolgo il costato, il polsino si apre
ingordigia della memoria, seguire il segno
infiammarsi_nell’andare_e_venire
una bugia, da leccare via dalla mente, distinguendo
l’ora resta ingovernabile, ti odio a prescindere
perchè mi divori, come un lupo.

[la quinta tenebra/una chiara svolta]

parte dalle cosce, il brivido oblungo, il ricordo da non tamponare
voglio bagnarmi così, senza fermarmi, con due dita o con tutta la mano
io non voglio recepire il muro/io passoltre
ti sorrido dal letto, nuda come una delle tue parole indigeribili
l’anatomia della nostra relazione, si percorre in un solo giro d’orgasmo.

[la sesta tenebra.]

sfodero il peggior buon senso, per aggravare la situazione
l’inganno è l’ombra dietro quella porta socchiusa, che si diverte
guardando questo corpo schioccare sotto i baci di stringhe/strette
i velluti non hanno perversione, l’amore è un lusso,
la disperazione e l’impetuosità che ti manca,
sei la minaccia che aspetto sul polso.

[la settima tenebra.]

m’illudo uomo, d’aver rinunciato alla tua pelle, alla tua sofferenza
al piacere che mi rende sovrana, una dominante di ciò che è tuo
io provo a soffocarti la notte, riempiendo i sogni d’altro,
ma persisti, un virus difficile da estirpare, file eseguibile fin dentro
i miei silenzi, la distanza non serve, perchè la tua lingua riemerge

[l’ottava tenebra.]

questo disegno di latte, che macchia questa bocca
è l’espressione che i tuoi occhi silenziano, _invano_
ci vuole la languida furia delle tue dita
nel reflusso acido, che si fa urgenza _in/stabile
quando m’abbandoni, ancora, divaricata e costantemente
d’incendio e rose.

[la nona tenebra.]

io quel fiore petulante, disposto sotto chiostri di sole
con ciglia come pistilli e labbra di ferite
chiederò acqua ad in_flussi
e da qui ti chiuderò nei pugni, ripiegati
sotto le ginocchia e fra le parole scandite dal dolore
su lastre di marmo e torbidi rumori di gola

[la decima tenebra._di quello che resta]

ho succhiato la tua mano, leccando l’avanzo del nostro sfamarci
sento ancora l’ombra_umida della tua mano, possedermi
divampa nel venirmi dentro e dai capelli stretti, rendimi piena di rossa grazia
tagliuzzami, te lo sussurro e poi lo grido forte, come onda_anomala
dimenticami dal sangue perchè io non ti basto e lo dici, ancora,
inzaccherandomi l’inverno a venire.
[chiudo il cerchio e ci ricamo una parola
ciò che siamo resteremo, nell’improvviso, nel sempre
andare e tornare non basterà
non siamo altro che rami spezzati, che al freddo graffiano pareti
siamo singhiozzi mancati lo sappiamo,
mentre evadiamo come ombre sul mare.]

[inedto, 2011]©Antonella Taravella

artwork di Simona Pocorobba

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