Occhi di bambola

questo panico che chiude l’acqua
nella carne che a cappio sbuccia occhi di ceramica
e si fa notte in un rigurgito di bolle
quando sotto le unghie mi restano
solo le favole fuggite
nell’apparente scompiglio di capelli a galla
nel boato di un ricordo come di garze
nella durezza del calcare che genera ritorni
e spianare il vortice di un letto che si fa ninnolo
o un lamento che sia silenzio
come quelle bambole appese al banale gesto
di una solitudine finita

[inedito 2012]©A.Taravella

Sonne Hagal – Ragnarok

photos by Helen Warner

Cibami

mangiami fiore, mangiami il becco
così che io ti possa raggrumare
nel soppiatto di un silenzio,
sforbiciami
in una colata di saliva
nell’affetto steso come frolla
e nell’impasto degli agrumi
che schiudendomi
dalla foce come un palpito
in un contro_cielo della polvere
sfumata dai ricordi

[inedito 2012]©A.Taravella

David Lynch – Ghost of Love

photos by kontra

Visioni in – tinta assoluto i verdi a correre [cit]

Romina Dughero

mi ero persa alle prime ore di una rima nel formulario di un diritto – parola
la mia orma negava la caduta
stavo là con una stella dedicata

[Elina Miticocchio]

impagliata nei rettilinei di rami abbarbicati in un tuffo di parole
un bosco ammainato come vela a solcare soffici piume d’erba
e ognuno chiede un bacio da rovesciare nell’impasto di neve e cose

[Antonella Taravella]

Maggie Taylor

in nave e casa ribalto il sentire:
quel bacio è già orma sulla pelle
nuda vela che spiega il mare
mentre la rete impiglia rime e rami
e oltre il dicibile verdi riconoscimenti

[Angela Greco]

Do Duy Tuan

la giornata era parsa verde -linea
difesa di rosa che non vuole appassire
stordimento nel bianco
annunciato lo scrivere
la lontananza dal mallo
a placare l’impronta rotolata
farsi strada la parola vociata
pro-rotto silenzio in sillabe

[Elina Miticocchio]

Evangelina Prieto Lopez

nulla offusca il sole stamane
dritto lo sguardo posato sul crinale
rinfrange il verde dello stelo
sulla neve fresca di primavera
è pianto intatto di meraviglia
un tulipano rosso aperto
sulla guancia a raccogliere
lacrime appena sgorgate

[Cettina Lascia Cirinnà]

GianGiacomo Pepe

ve(r)di gli occhi dalla lontana visione
raccolgo in petali parola ed ora
vago tra i fili della notte accesa di stelle
e guardo il confine del nuovo giorno
e leggo…

[Angela Greco]

Romina Dughero

trascinandomi una sola vocale sulla pelle
ti chiedo un silenzio da tenere
in quest’orlo di briciola che suona

raccolgo con 5 dita
la sabbia di un perdono
che sconcia il sorriso
nell’increspo di vento

[Antonella Taravella]

e per finire poichè gli occhi sono finestre quasi al buio
pongo l’orecchio al silenzio di una porta
smerigliata veduta
apparente rappacificazione
la matassa dei numeri
che non saprei contare

[Elina Miticocchio]

Maggie Taylor

so infine di un movimento
nel silenzio e nell’ascolto
velato a lungo negato
sgorga improvviso
fiume sotterraneo
-parlare di eterno fa paura-
è più facile sentirlo
nelle visioni della notte

[Maria Allo]

Romina Dughero

sorveglia la pietra e i cento grani attorno ad una voce
una grammatica da niente se volgo gli occhi al calendario acceso / stelle stese come foglie poi pesche rosse e soli
e dileguo in un sogno che sonno mi porta chiudo il silenzio
ne faccio terrazza d’estate
chè i sogni mi trovino sveglia
chè il corridoio – cuscino trattenga i cento gerani
cresciuti in una mano per gioco tutto da scoprire

[Elina Miticocchio]

Romina Dughero

slacciami dai tuoi legami d’ombra
trattienimi in voli e parola
ho un suono tra le mani dal sapore acre
che pure sa ancora di te
verde richiamo all’altrove
spina fiorita nell’angustia di un giardino
irrivelabile a questi tempi
impietosi di amanti

[Angela Greco]

Katarzyna Dietrych

sono qui e aspetto
labile parvenza di un mistero
stasi di volo mai rinato
non cresce la voglia se non di averti
fuori da ogni regola

ansito di un respiro ingabbiato
nell’attesa di un flebile ciao
che non perdona

sono qui e aspetto
ma è attesa vana
gocciola ore di larve stranite
un antro vuoto
mi adatto o mi accascio
dentro il petto
tante vite mi attraversano
e la tua

[Maria Allo]

Duy Huynh

vorrei un giorno rinascere
camelia bianca
tra le tue braccia
vergine di pensieri
mi addormenterei

raggiungerei
come vela stanca
nel tuo approdo
solitario
il mio destino

porterei come regalo
un sorriso
e fiori di ciliegio
tra i capelli
ornamento muto
dei miei giorni futuri

insieme
a te
sconfiggerei
la noia

[Cettina Lascia Cirinnà]

Web

quanti luoghi sulla lingua curiosa e sulle dita
e dimensioni nelle vastità del ventre indefinito
femmina d’amore circolare magia liquefatta
per rincorrere l’armonia d’ogni respiro
quando abbiamo perso la misura?

intanto non parliamo
mentre ci divora l’uno che è in noi
e di spalle –che tenerezza- si chiede perché

[Sebastiano A. Patanè]

Matt Fry

asciugare i passi con un soffio di sole
raccontare al piede e alla pianta
una destinazione che sia morbida
come il trifoglio e i tuoi capelli
intrecciati
finemente al mio polso
che scioglie al mio pensarti
che porta in dono ali
negli sbaffi che indosso con la cipria
e le lente agonie delle mani

[Antonella Taravella]

Beskadahl

Ed era un incubo d’orgia
un innesto di viso tagliato
la guardia dei seni,
l’alba una scala infinita,
una scala infinita.
Torni ogni notte,
mi sveglio all’ombra
il gelo è l’assenza,
è scabra la stanza
di tenebre e lombi d’uomo

[Meth Sambiase]

Francesca Woodman

Concedersi distorsioni di colore
Mentre tutto appare infinitesimale
piccolo
Un microrganismo di falesie
che puntano a nord e ancora più su
lì dove è possibile derivare.

E poi condividerci;
Come fossimo lo stesso odore
La prima pagina di un libro
E l’ultima da sussurrare

[Gianluca Corbellini]

Anke Merzbach

Il cinguettare triste del fumo
s’affretta a cingere il cocktail d’oro di Dali’
nel bacio limite
di un viaggio.

Come una vestizione
brulicare
e poi annegare
alchimia elastica e teatro
di fiume verde astratto
che dalle tempie scivola ai piedi
leccandoti come un’alga maliziosa.

[Mezzanotte]

Romina Dughero

la partenza ramifica cotoni di nuvola
spiuma l’avanguardia di un bottone
nel flusso umido di pioggia cic ciac
e polvere d’inchiostro
una parola capriola d’ombra
albeggia muta richiesta
a riflettersi tra i contorni un volto
cono – di luce – tra contorni d’albero

[Elina Miticocchio]

Graca Loureiro

la partenza si racconta nel passo stretto di una scarpa
o nelle tempie umide di pioggia, che camminano
pozzanghere d’inchiostro

io non so replicare questa inciviltà,
attendo muta l’esorcismo
spiazzante
che rinverdisce ogni fitta di gloria
raccolta in una coppa di ferro o nelle mani
salate dal mare

[Antonella Taravella]

Porcupine Tree – Trains [Ambient Version]

Metamorfosi

e raccogliere sommità
fra queste chiome di parole umide
un disegno di pelle
sfuria in ogni capo – verso
l’invidia di un bacio
si sostiene nella coppa di una mano tesa
[mentre]
chiedo ai muri di raccontarmi il sudore
che passo – passo
sgancia flussi di bucce e paure
nei smerli secchi di ostie e ricordi da deglutire

[inedito 2012]©A.Taravella

Afterhours – Metamorfosi

photos by Caryn Drexel

3.32

si spingono gli occhi oltre certi muri
la fame della bocca chiede ancora ossigeno
in questo preludio ai 32 rintocchi dopo le 3

e piange la parola, in questo spostarsi di continuo
nel passaggio smerigliato di un perdono
che non si sostiene, ma si promettono luci
dove l’ombra non muore

309 petali nelle rime sfuriate
di questo pulviscolo che non è voce
sfianca – la nebbia
che circonda un colle da un passo all’altro
e fermo trema, ogni lampione

sverginare il lenzuolo
portandosi dietro
ogni cuore che non sbatte sulle travi
e trascorrono fosse
ed occhi dove tutto non passa

[inedito 2012]©A.Taravella

Staccato Du Mal – Walls Fade

photos by Valentina Taddei

Ciao Adrienne…

Oggi si è spenta Adrienne Rich.

LETTERE A UNA GIOVANE POETA
1.
La foto non ti renderà giustizia
i formicai umidi e gibbuti t’impediranno di puntare
la lente sulla palude
i cinque cigni che sorvolano stridendo
distraggono la tua sete di definizione
e fuga
2.
lascia che tiri la tua vestaglia gelida e che
ti dica una parola: Ineluttabile
– intendendo che a questo non sfuggirai:
la peggiore delle nuove nuove
la storia corre avanti e indietro
nel labirinto panico
– io non ti toccherò di nuovo:
tua la scelta se congelare o meno
voglio dire, tu ed io siamo chiusi
in un laboratorio senza scienza
3.
T’allieterebbe pensare
che la poesia sia pura e possa come niente
prendere posto sotto bagliori di lampi
o coltri di nebbia vivere la propria vita
sgridata, zittita
da un lacerto di viscere che gronda nomi
– compositori visitano Terezin, registi Sarajevo
Cabrini-Green o Edenwald Houses
    ineluttabile
se una donna intensa quanto un qualunque artista, né più né meno
può gettarsi in un qualunque giorno giù dal quattordicesimo piano
ti solleverebbe sostenere la poesia
con questo non ha a che fare?
4.
rivolta gli orli della tua distrazione
il suo rovescio sottomarino striato
dal flusso distruttivo del dolore
che erode e risucchia, tira e molla
avanti e indietro, un ordito di grotte, l’embrione della tua paura
che scalcia nel loro viscido lussureggiare protetto
dalla serra d’acqua
cercando, nella distrazione, di radicarsi saldamente
cercando di contrastare la corrente
di questo assurdo ripetersi
Guarda: con tutta la mia paura io sono qui
con te, a provare cosa comporta stare; cosa comporta andare
5.
Arenata. Barca a remi, piroga, presa
tra la più bassa e la più alta delle maree primaverili. Arenata. Avvenuta,
in stallo, arretrata, sí, essere generata
essere – l’infernale passivo
essere – come in Siedi, Stai, Sdraiati, Obbedisci.
Il desiderio terribile del cane che gli prende il cervello
e lo depone ai piedi calzati di stivali.
Tu puoi essere così per sempre – essere
come senza muoverti.
6.
Ma ecco come io, tuttavia, ne emergo:
spingendo in su da sotto
il capo avvolto in una sciarpa a scacchi
un casco con la torcia sulla fronte
spingendo fuori dal magma
questa faccia velata questa testa illuminata
che affronta il filtrare della morte
la bocca che ha nuotato tra i detriti
pronunciando con chiarezza
Ciao e addio
Tuttavia, chi vuole sapere
di questa bocca pallida, questo
rossetto cremisi Chi
delle mie corde vocali da travestito del mio amaro ritmare
l’occhiata in tralice che oltre la spalla getto
alle grandiose strofe e antistrofe
il mio canto, il mio ululato, i sacri resti delle mie unghie,
dei capelli, la mia dissenteria, la mia scandalosa gola allegra
la colonia penale del mio davanzale senza uccelli
la mia faccia giù in centro in film di Saffo ed Artaud?
Tutti.    Per poco
7.
Non è il déjà vu che uccide
è la preveggenza
la testa che parla dal cratere
Volevo andare dove
il cervello non fosse andato ancora
non volevo starci
così sola
(1997)

Sonnolenza

Si disturbano gli occhi a guardare quel riflesso sugli specchi, una goccia d’oro percorre l’angolo, lo guardo stupendomi ancora di quanto i particolari scrollino le memorie affisse e spinte contro portoni dalle fredde maniglie e si ripetono ancora nei morsi alle code, nelle gengive arrossate dai tagli, afflitte da certe infezioni che stringerei come un patto alla tua bocca lancinante.
Ti prego il ricordo dei percorsi, di quelle macchie a salire dalle gambe e della resina, appiccicata in un soffio di sogno, fra i capelli e le mani – nei graffi, quando perfettamente incoerente, masticata nei sogni, una mota regna nella cucitura strozzata dei nomi legati in affusolanti distrazioni, eguagliamo le radure di quei certi cespugli amari colmi di spine nell’avvenire che sputa come tabacco la nostra intimità civilizzata e ricreo un passaggio di verbi dalla mia parola alla tua – in una certezza folle che il domani è un credo di sotterfugi e sangue screziato dalle pallide sonnolenze e d’impronte andate a male.

[inedito 2012]©A.Taravella

Labyrinth Ear – Walk on the Moon (Arthur Russell)

photos by Tsaku

Tre passi nel pane

Soffoco questa voglia di parola, catturata per i capelli
che l’aria non smette di piangermi a d d o s so
*
diventami casa o pane, come corpo di figlio in silenzio
un buio di pietà senza speranze, quel fuoco che ulula
un commiato dal bordo tornando mentre le mani sanno
e saccheggiano certi inverni che si arrugginiscono e piangi
la pelle della tua pelle in una voce spezzata dalle lacrime
*
non dimenticarti la gola – aperta dal taglio che percorre
quel collo soccorso dal compiersi di un perdono che inzuppo
come quel pane nero che di mollica ha solo il suono e nel
cerchio che ti mimo di nuvole c’è l’isteria della terra
che a sollevarsi dai polsi si fa pianta cresciuta di bave
*
ti supplico con le preghiere che dal mare ripesco
con uncini di pino, dandomi il tempo di un crollo interrotto
un culmine giunto con l’addio che scende dalle vene
chiedendo dimenticanze offerte come pasto agli animali
fatto di schiene e ritorni, giurandomi un contro_sole di ferro e pane.

[inedito 2012]©A.Taravella

Placebo&David Bowie – Without You I’m Nothing

photos by Francesca Woodman

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